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Montechiaro d'Asti
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Appunti per una Visita
Numerose e di grande interesse sono le attrattive che Montechiaro d'Asti offre all'attenzione del visitatore. Celebre è la bella chiesa romanica dei SS. Nazario e Celso, a circa 2 Km a nord-est del concentrico e raggiungibile con bella passeggiata tra vigneti e alberi secolari. La sua costruzione è collocabile tra XI e XII secolo, nell'abitato di Mairano, ora scomparso. La torre campanaria, collocata a sinistra della facciata, è di particolare interesse sia per le ragguardevoli dimensioni in rapporto alla chiesa, sia per la ricchezza degli elementi decorativi. Altra chiesa romanica è quella di S. Maria Assunta (antica "pieve di Pisenzana"), a circa 1 km a nord dell'abitato. Nel concentrico - assai interessante nel suo insieme - spicca la bella torre quadrata che si erge all'angolo del palazzo comunale, ove un tempo si trovava il ponte levatoio, e che è quanto rimane dell'antica casaforte. Sulla piazza che conclude la via principale è la parrocchiale di S. Caterina, costruita verso la metà del XVIII secolo; in essa si trova la cappella del battistero, ove nel 1752 fu battezzata la nonna materna di Don Bosco. Accanto alla piazza del Municipio vi è l'altra parrocchiale di S. Bartolomeo, di antica origine ma riedificata in forme barocche nel 1754. La piccola chiesa di S. Anna, appartenente alla compagnia
delle Umiliate, venne eretta nel 1710. Altre chiese sono quella dell'Annunziata, nei pressi di S. Bartolomeo, e quella
barocca di S. Antonino, posta su un'altura alla periferia dell'abitato. Nella casaforte di Pisenzana si possono visitare i caratteristici "crottini" e lunghi corridoi sotterranei.
Montechiaro e i suoi Tartufi
Tra le regioni "Valle Fameria" e "Valle Boriello" si estende per circa 50 ettari la più grande riserva tartufigena d'Italia denominata "Il Grande Bosco" nel quale esistono diverse varietà di piante a vocazione tartufigena che sono: la quercia (rovere), il pioppo tremolo (a foglie bianche), il salice ed il tiglio. Il "Grande Bosco" è una tartufaia associativa controllata con decreti regionali e provinciali in cui i vari associati (proprietari dei vari appezzamenti) sono impegnati nella salvaguardia del patrimonio tartufigeno. Infatti per incentivare la produzione dei tartufi che a seguito dei mutamenti climatici (siccità con conseguente abbassamento delle falde acquifere) sta decrescendo non riuscendo più a soddisfare le esigenze del mercato i diversi proprietari hanno coltivato nuove piante tartufigene. In questa riserva esistono gruppi arborei che producono non solo tartufi "bianchi" ma anche quelli "neri" non molto apprezzati dai ricercatori. Nel Grande Bosco da diversi anni ormai sono state effettuate diverse ricerche simulate del tartufo con la presenza di giornalisti affermati di varia provenienza (Svezia, Norvegia, Germania, Francia ecc..) Esistono ancora sul territorio di Montechiaro d'Asti due vallate a vocazione tartufigena che si estendono verso il Monferrato denominate "Valle Seria" e "Valle Vurià" interamente a disposizione dei liberi ricercatori ("trifolao"). Nella prima vallata grazie a dei contributi regionali verrà progettato un sistema di irrigazione e verrà sistemata una centralina per la rilevazione dell'umidità che darà anche informazione meteorologiche.





